A inizio Ottocento inizia a emergere una nuova tendenza culturale in varie parti d’Europa, mentre scompare quella precedente del Neoclassicismo. Questa viene inquadrata a livello teorico inizialmente in Germania e prende il nome di Romanticismo
A differenza dell’Illuminismo, il Romanticismo promuove un nuovo spiritualismo e una sensibilità religiosa molto accentuata, in contrasto con il culto della ragione e la concezione razionalistica della realtà
L’obiettivo finale dei romantici è la conoscenza metafisica, cioè la comprensione dei meccanismi spirituali e irrazionali che muovono i sentimenti degli uomini e che sono all’origine dello sviluppo dei popoli
In filosofia si affermano due correnti, lo spiritualismo e l’idealismo, che ricercano le manifestazioni più profonde dello spirito umano (religione e poesia intesa come ispirazione divina) e che nascono come reazione all’illuminismo e agli eventi sanguinosi a cui ha portato la Rivoluzione francese
In politica, con i fallimenti dei moti rivoluzionari e la Restaurazione, si fanno strada il nazionalismo e il liberalismo, espressione del ceto borghese che cerca di instaurare forme di governo più democratiche
La storia si focalizza sullo studio del passato di ogni nazione (nazionalismo storiografico), come anche nelle lettere e nelle arti, dove l’interesse si focalizza sulle identità linguistiche e culturali dei singoli popoli. Si recuperano anche i generi letterari popolari, come la fiaba o la leggenda
La Germania è la culla del movimento romantico grazie allo sviluppo di alcune grandi università e del movimento “Sturm und Drang”. Si dibatte su cosa sia la cultura europea e si studia il suo rapporto con il passato attraverso la letteratura antica.
La data di nascita del romanticismo è indicata nel 1798, fondazione della rivista “Athenaeum” da parte dei fratelli Schlegel, attorno a cui ruotano gli esponenti dell’Idealismo. L’idealismo è una dottrina filosofica secondo cui la realtà dei fenomeni non esiste al di fuori del pensiero, e a questo tutto va ricondotto.
Il filosofo Friedrich Schelling ad esempio sostiene che attraverso l’intuizione, che è una manifestazione dello spirito, l’arte rende accessibile una realtà superiore e spirituale. Per questo l’arte rappresenta la più importante espressione dell’ingegno umano, in quanto strumento di conoscenza
Il filosofo Hegel dà invece grande rilevanza al ruolo dello spirito nel mondo, che vede manifestarsi in forma concreta nel processo continuo della storia, e di cui la massima espressione è la filosofia, ancor più dell’arte o della religione
L’idea che ne emerge è che le manifestazioni umane del passato sono solo momenti di uno sviluppo organico unitario, ma tutti in relazione l’uno con l’altro. Se gli illuministi dividevano le epoche in progresso e decadenza, per i romantici tutti gli eventi sono necessari al processo storico
Assume maggiore importanza lo studio delle culture locali di ogni popolo. Per i romantici il popolo è una sorta di super individuo accomunato da un legame di fratellanza, etnico ma anche spirituale. Lo spirito del popolo si manifesta nella storia e la sua identità è data dai valori profondi di quel popolo stesso
C’è il recupero del valore del Medioevo. Se per gli illuministi si trattava di secoli bui, fatti di superstizione e barbarie, per i romantici è nel Medioevo che si sono definite le identità e le missioni dei singoli popoli
In questo modo il romanticismo fornisce anche una giustificazione agli slanci indipendentisti e identitari che si muovono in Europa. L’idea nazionalista prevale su quella cosmopolita della rivoluzione francese. I popoli rivendicano il diritto a diventare nazione. Una visione che ha uno sviluppo particolare in Germania e Italia
In letteratura si mette al centro l’individuo con tutte le sue contraddizioni e passioni. Si recuperano le forme letterarie popolari e il Romanticismo assume caratteri molto diversi in ogni singolo Paese europeo
La poesia per i romantici è individuale e irripetibile, in quanto generata dall’ispirazione: uno stato interiore di esaltazione e di emozioni indipendenti dalla volontà del poeta ma legati al suo genio creativo. La poesia è libera e il poeta viene quindi posseduto dall’ispirazione, che è originale e non imita alcun modello
Una libertà che rifiuta quindi i principi classicisti di armonia per privilegiare la scompostezza dei contrasti interiori del poeta romantico. C’è il gusto del frammento e dell’incompiuto, e non si ricerca il bello ma il vero e il naturale. Tutta la natura è degna di essere celebrata con la poesia, e si rifiuta il principio di imitazione che caratterizzava il classicismo
Per i romantici gusti, sensibilità e idea del bello cambiano con il tempo e in base ai singoli popoli. Per questo la letteratura deve essere popolare e accessibile. Si incoraggia inoltre la fusione di generi
Il rifiuto dei valori classici non è però totale, in quanto molti romantici vedono nei miti antichi l’espressione dell’animo primitivo del popolo che li ha generati. Questo pensiero è detto della “nostalgia dell’antico” e avrà in Italia una particolare rappresentazione in Giacomo Leopardi. Questa si esprime nel momento in cui l’individuo ha un rapporto conflittuale con la sua epoca e ne percepisce i turbamenti rendendosi conto di non poterli risolvere
Tema frequente della letteratura romantica è il contrasto tra la volontà di autoaffermazione dell’individuo (titanismo) e la realtà esterna. Lo stesso conflitto si riflette anche nel rapporto tra l’individuo e il proprio io, o meglio la propria anima, generando contrasti (ragione e sentimento, spirito e materia, ideale e reale)
L’eroe romantico è tormentato e tende a isolarsi e cercare un’unione impossibile con la natura
Il mondo culturale ottocentesco
Gli ideali della rivoluzione francese e l’ascesa di Napoleone hanno conseguenze importanti sulla figura dell’intellettuale ottocentesco
A guidare il rinnovamento politico e sociale degli Stati è la borghesia, e viene affermato il valore del guadagno economico come frutto del proprio lavoro e non più di rendite di posizione. Viene demolita la vecchia concezione aristocratica che affermava che vivere del proprio lavoro sia degradante
Gli intellettuali diventano così professionisti della cultura e rifiutano la protezione e lo stipendio dei potenti
C’è un nuovo modo di fare cultura, che avviene attraverso giornali, circoli privati, teatri pubblici, fuori dalle accademie e dagli ambienti istituzionali
Il Romanticismo spinge gli artisti alla libertà creativa, e sparisce la figura del committente: è il mercato il banco di prova
Gli stessi borghesi sono i promotori delle insurrezioni che scuotono l’Europa nel 1820. In Italia la letteratura privilegia la sua funzione di impegno civile e di stimolo delle coscienze. Ruolo che a partire dall’illuminismo conserverà almeno fino alla metà del Novecento
Questo è possibile grazie all’ampliamento del pubblico, grazie anche alle prime istituzioni delle scuole pubbliche, conquista della Rivoluzione francese e introdotta anche nelle Repubbliche napoleoniche italiane. Anche le classi meno agiate iniziano a ricevere una alfabetizzazione, anche se lontani da quella di massa
Ne consegue l’affermazione di nuovi generi comunicativi. Il romanzo è il genere borghese per eccellenza, le riviste partecipano al dibattito politico (In Italia molto importante è la rivista “Il Conciliatore”, romantica, liberale e anti-austriaca)
Si diffondono i circoli culturali e letterari e i teatri pubblici. In particolare il teatro diventa luogo di incontro tra classi popolari e aristocrazia (nella divisione palco e platea) e nel periodo risorgimentale svolgono una funzione educativa. Un esempio molto rappresentativo è il Nabucco di Giuseppe Verdi
Nel Settecento si diffonde l’idea che la lingua non possa più essere vista come un elemento fisso e immutabile ma come un organismo vivente, che cambia tramite le persone che la parlano. Il Romanticismo nell’Ottocento fa proprio questo pensiero, e gli intellettuali romantici cercano una nuova lingua che rappresenti lo spirito del popolo e si avvicini anche alle classi meno colte
Spesso la riflessione sulla lingua assume significati politici. In Italia la disputa è tra classicisti, che sostengono l’utilizzo di una lingua letteraria, e i romantici che invece sono favorevoli a una lingua pratica e d’uso comune
Determinante in questo dibattito è Alessandro Manzoni, che si pone concretamente il problema nei suoi testi, scegliendo un compromesso tra tradizione e innovazione. La lingua di Manzoni è il fiorentino parlato contemporaneo, che unisce il purismo del toscano all’utilizzo comune. Le sue posizioni saranno poi seguite da molti altri scrittori e intellettuali