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Vittorio Alfieri

PREMESSA

L’Accademia dell’Arcadia: a fine Settecento si manifesta una certa insofferenza nei confronti dello stile eccessivo della poesia barocca, così prende vita il bisogno di rinnovare lo stile di scrittura. In Italia ad intestarsi questa ricerca è l’Accademia dell’Arcadia, nata a Roma nel 1690 per riunire una ristretta cerchia di intellettuali con lo scopo di reagire a quello che a loro avviso era il cattivo giusto barocco, per tornare a un’armonia che imitasse i classici, italiani, latini e greci. L’Arcadia è infatti una regione della Grecia che nell’immaginario letterario viene narrata in forma mitologica come luogo di pace e di comunione con la natura, dove vivevano pastori dediti alla poesia.

PRECETTORE E GIORNALISTA IMPEGNATO

La poesia del Settecento che nasce invece al di fuori di questa accademia è legata a due tendenze diverse. La prima è quella del Neoclassicismo, segnata dalla ripresa dei canoni classici, che erano considerati esempi massimi di perfezione e armonia. La seconda invece è quella che prende ispirazione dall’illuminismo, e il punto centrale è legato all’ingresso della realtà nella poesia. Attraverso la poesia si cercano di divulgare nuove idee filosofiche e scientifiche, con lo scrittore che assume la funzione di guida morale della società.

Il poeta che più di tutti rappresenta l’incontro tra il vecchio e il nuovo nella poesia italiana della seconda metà del Settecento è il milanese Giuseppe Parini, massimo rappresentante della poesia di ispirazione civile e illuministica. Le sue opere sono ispirate dal principio dell’utilità dell’arte, che deve educare e divertire allo stesso tempo. Per Parini cioè “le Belle Arti hanno per loro oggetto l’utile insieme e il dilettevole”, e “nell’operare che esse fanno, talora cercano il diletto per più facilmente e più fortemente promovere l’utilità”. Allo stesso tempo, però, Parini mostra anche una tendenza all’idealizzazione del passato, focalizzando le sue opere sul culto della poesia e l’esaltazione della bellezza.

La vita

Nasce nel 1729 a Bosisio, piccolo paese della Brianza, da un modesto commerciante di seta, e vive nella Milano governata dall’illuminata Maria Teresa d’Austria. La sua attività di precettore in alcuni ambienti aristocratici milanesi segnerà notevolmente la sua produzione culturale e la sua vita. La società aristocratica divenne infatti fonte d’ispirazione per le sue opere satiriche e polemiche.

Con l’inizio del terrore giacobino in Francia, Parini, che era un sostenitore degli ideali egualitari, prende le distanze dagli eccessi rivoluzionari. Entra a fare parte del governo di Napoleone nel 1796 ma ne viene cacciato perché troppo onesto e intransigente. Il poeta finì la sua vita povero e malato, dimenticato da tutti dopo essere stato preso per tanti anni come punto di riferimento, in particolare nel periodo in cui fu uno dei più attivi collaboratori del riformismo illuminato di Maria Teresa d’Austria.

IL GIORNO

L’opera più importante è il poema in endecasillabi sciolti Il Giorno, una satira della pigra aristocrazia milanese, frutto di un’elaborazione lunga e travagliata, tanto che l’opera restò incompiuta. L’autore inizialmente immaginava tre poemetti autonomi che avrebbero dovuto descrivere i tre momenti della giornata tipo di un giovane nobile. Le prime due parti, Il Mattino e Il Mezzogiorno, vengono così pubblicati nel 1763 e nel 1765. Manca la terza parte, La Sera, che non viene pubblicata. Negli anni Settanta modifica il piano dell’opera dividendolo in quattro sezioni: Il Mattino, Il Meriggio, Il Vespro, La Notte.

Il Giorno si presenta così come un poema didascalico in cui il narratore assume il ruolo di precettore di un giovane nobile e immagina di guidarlo attraverso i rituali della vita mondana, ad esempio insegnando loro come sfuggire la noia o seguire i dettami della moda. La narrazione descrive la giornata tipo del “Giovin Signore”, mostrando come le ore di una giornata qualsiasi scandiscono un tempo rallentato e vuoto. Ad essere evidenziata è la banalità della vita dei nobili. Un tempo immobile che si riflette anche nell’ambientazione, caratterizzata solo da spazi chiusi, sempre in interni come il palazzo, la casa di amici o la carrozza. Una scelta che evidenzia l’isolamento dell’aristocrazia dal resto della società.

L’obiettivo è quello di denunciare i difetti dell’aristocrazia. Il precettore infatti, cioè il narratore, finge di approvare il comportamento dei nobili e il loro stile di vita, ma in realtà ne sta descrivendo la condotta frivola e vuota. In sostanza critica l’ideologia aristocratica dall’interno, con implacabile ironia. La natura parodica dell’opera è evidenziata dal contrasto tra l’inutilità degli argomenti espressi e il linguaggio elevati con cui sono affrontati. La giornata viene presentata come se si trattasse di un poema epico, e questo scandisce in realtà una grottesca caricatura che evidenzia le diseguaglianze sociali dell’epoca. Ma nonostante la severa critica si intravede anche, in particolare nelle descrizioni minuziose dei rituali pieni di lusso, una fascinazione verso quello stesso mondo aristocratico.

Link per approfondimenti:

https://www.studenti.it/giuseppe-parini-biografia-opere-pensiero.html
https://www.atuttarte.it/autore/parini-giuseppe.html

Video:

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Giuseppe-Parini-secondo-Davico-Bonino-48185ce2-c823-4a39-b467-5f362048def7.html

Cos’è la satira?

https://www.studenti.it/satira-significato-definizione.html
https://www.feltrinellieducation.it/magazine/che-cos-e-la-satira-e-a-cosa-serve

Esempi di satira sulla scuola:

https://www.reggiotoday.it/social/primo-giorno-scuola-satira-video-filippo-caccamo.html
https://www.ithacaeditoriale.it/2022/05/28/scuola-sogno-o-incubo-la-satira-studentesca-ce-la-racconta/

Esercizio: ispirandoti al racconto di Parini “La vergine cuccia”, racconta un episodio che ti è rimasto impresso in mente e che ti ha fatto particolarmente ridere e riflettere allo stesso tempo, usando la chiave della satira.

Ricordati però di queste 10 regole:

https://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/239912/la-satira-dieci-regole-per-farla-bene-e-per-capirla/