Alla fine del XIII secolo, in Toscana, emersero poeti i cui temi e stile erano comici e realistici, in contrasto con la lirica provenzale. I temi della lirica provenzale erano principalmente l’amore cortese o l’adulterio, che portava sofferenza piuttosto che piacere. Questi modelli furono imitati prima dai siciliani, poi dai ciclo-toscani e infine dalla corrente letteraria dello Stilnovo (l’elemento che caratterizzava questo stile poetico era la profonda ricerca di un’espressione raffinata e lontana dal dialetto). In altre parole, le rime comiche e realistiche avevano lo scopo di sovvertire la scuola poetica provenzale-stirnoviana. I temi di queste poesie sono popolari e comici, ma rimangono letterari. Questa corrente poetica non è il risultato di una particolare forza sovversiva contro l’ordine esistente, ma si basa piuttosto su una lunga storia e su un repertorio di temi già sistematizzato. 1) L’apoteosi della passione affettiva, essendo l’amore in questi poeti esclusivamente una controparte fisica. 2) La glorificazione dell’intrattenimento da bar. 3) Lotta feroce contro tutto ciò che impedisce il godimento dei piaceri terreni e invasivi (donne vecchie e brutte, sgradevoli e fastidiose, padri tirchi e troppo lunghi, uomini di chiesa moralisti). 4) Lamentare le disgrazie. 5) Immediatezza verbale. 6) Frequenza del ridicolo, del linguaggio volgare e osceno. 7) Gusto che enfatizza le situazioni comiche. I due maggiori rappresentanti della poesia comica realista sono Cecco Angiolieri e Rustico Filippi. Le biografie di Rustico Filippi sono molto scarse. Sappiamo che proveniva da un ambiente gibboso e che probabilmente era nato in una famiglia di mercanti. Si tratta di 29 sonetti di carattere prestigioso, tipici degli scrittori provenzali, e di 29 sonetti comici, questi ultimi basati sui tre temi principali del genere – vilipendio personale a sfondo politico, lamenti sulla povertà e sulla misoginia – ed espressi in un linguaggio vivace e talvolta osceno. Cecco Angiolieri nacque nel 1260 da una ricca famiglia senese e morì intorno al 1312, lasciando molti debiti. 1) Una rima emozionante, una parte della quale è dedicata a Becchina. Becchina era una popolana molto scaltra, disonesta e finanziariamente astuta, una parodia del Midon di Provenza e della Madonna dello Stilnovo. (2) Una filastrocca nella tradizione del realismo comico, che approfondisce i temi della buffoneria nel regno della parodia. Esaminiamo due sonetti di questi due autori. Rustico Filippi, Oy Sweet My Housing Aldobrandino. La protagonista di questo testo è una donna che affronta il marito Aldobrandino e sfugge alle accuse che l’uomo lo ha tradito con un panciotto piretto trovato in casa. Anche di fronte all’evidenza, la moglie nega, deridendo il marito e dichiarandosi ironicamente innocente della relazione avvenuta nel loro letto. Il protagonista di questo sonetto è abile nel negare in modo convincente le accuse di adulterio. Nega che lo sposo abbia chinato il capo per venire in mezzo al popolo e, al contrario, pretende di dimostrare che non è stato tradito. Dice che Pillette gli ha fatto visita, ma dicendo questo ammette implicitamente il suo tradimento. In questo testo è evidente un tono di misoginia, che si ritrova anche in altri sonetti di Rustico, considerati suoi dai contemporanei. Cecco Angiolieri, “Sono in fiamme e salverò il mondo”. Questa frase si presenta come un gioco letterario in cui Cecco ammicca al lettore, come si può dedurre dalla fine del sonetto. Dopo aver fatto ipotesi assurde, conclude che è solo Checco e vuole cercare i piaceri materiali della vita (conquistare belle donne giovani), cosa possibile solo se ha abbastanza soldi. Alla fine, il poeta, dopo aver voluto radere al suolo il mondo, deve accontentarsi di sedurre giovani popolane quando è senza un soldo, quindi fa avanzare il discorso al livello del gioco caratteristico della vita quotidiana, essenzialmente autoironico. Il poeta senese dipana la polemica della poesia, non contro avversari politici o specifici, ma contro l’umanità in generale e contro i genitori in particolare. Carnevali medievali I carnevali medievali costituivano un mondo alla rovescia in cui l’autorità e i valori “seri” venivano ridicolizzati. Creavano gerarchie parodiche, esaltavano la fisicità e gli aspetti naturali e materiali della vita e consideravano la minaccia della morte in modo gioviale. I carnevali rappresentano quindi i bisogni più profondi della classe operaia, fornendo un’opportunità temporanea di vitalità e libertà all’interno di un sistema sociale chiuso e gerarchico. Il tema del carnevale medievale è stato ripreso dal russo Mikhail Bakhtin (1895-1975). Inoltre, quasi tutte le feste religiose avevano un aspetto comico, pubblico e popolare, santificato dalla tradizione. Si può dire che l’uomo medievale viveva una vita ufficiale seria, secondo un rigido ordine gerarchico, e una vita carnevalesca libera, piena di bestemmie e blasfemie. Tutte le forme di carnevale sono esterne alla religione e alla chiesa e appartengono a una sfera specifica della vita quotidiana. Il Carnevale non è qualcosa a cui partecipare, ma vissuto e sperimentato da tutti. Il Carnevale è universale, uno stato particolare del mondo intero, una rinascita e un rinnovamento a cui tutti partecipano. Nel suo libro intitolato Upside Down, Eduardo Galeano mette in evidenza, con un’ironia minima, i lati positivi e negativi della vita reale e conclude che il mondo capovolto è il mondo in cui viviamo. Poi, nell’ultima parte del libro, propone il diritto di sognare. Si tratta di un vero e proprio carnevale medievale. In questo momento, la sottoclasse sociale in particolare ha l’opportunità di sentirsi uguale, il che sembra essere una conquista temporanea di qualcosa che non è in grado di fare.